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Linee guida su prevenzione e trattamento dell’ipovitaminosi D con colecalciferolo

Adami S. et al.; Reumatismo 2011; 63 (3): 129-147.

La Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) ha elaborato le seguenti linee guida sulla definizione, sulla prevenzione e sul trattamento della carenza di vitamina D.

Sono di seguito presentati i punti salienti:

  • L’apporto giornaliero di vitamina D varia da 1.500 UI (adulti sani) a 2.300 UI (anziani con ridotto assorbimento di calcio). Poiché la dieta Italiana include mediamente circa 300 UI al giorno di vitamina D, i soggetti senza un’efficace esposizione al sole dovrebbero ricevere un integrazione con 1.200 – 2.000 UI di vitamina D al giorno.
  • I livelli sierici di 25-idrossi-vitamina D [25 (OH) D] rappresentano il modo più preciso per valutare il valore soglia di vitamina D, anche se non esistono ancora metodi di dosaggio standardizzati.
  • Condizioni di “carenza” e “insufficienza” sono definiti dai seguenti intervalli di livelli di 25 (OH) D: meno di 20 ng/ml e 20-30 ng/ml, rispettivamente.
  • In Italia, circa il 50% dei giovani soggetti sani presenta insufficienza di vitamina D nei mesi invernali. La prevalenza di deficit aumenta con l’invecchiamento, interessando quasi tutti i soggetti anziani che non hanno un supplemento di vitamina D.
  • Quando viene individuata una condizione di carenza, è raccomanda una dose cumulativa di 300.000-1.000.000 UI nell’arco di 1-4 settimane.
  • Nei soggetti recentemente trattati per insufficienza-carenza, è raccomandata una dose di mantenimento di 800-2.000 UI al giorno (o l’equivalente settimanale). Nei pazienti con dosi giornaliere superiori a 1.000 UI, i livelli di 25 (OH) D devono essere controllati regolarmente (ad esempio una volta ogni due anni).
  • La dose giornaliera tollerata più alta è stata identificata come 4.000 UI al giorno.
  • L’integrazione di vitamina D deve essere attentamente monitorata nei pazienti a più alto rischio di intossicazione di vitamina D (granulomatosi) o con iperparatiroidismo primario.

Nelle donne in gravidanza devono essere somministrati integratori di vitamina D come nelle donne non in gravidanza, ma bisogna evitare la somministrazione in bolo (es. una singola dose > 25.000 UI).

Per leggere l’abstract originale clicca qui.